San Giovanni Paolo II e Galileo Galilei

Galileo_inquisizione

Già nel 1979 ad un anno dall’inizio del suo pontificato, in occasione del primo centenario della nascita di A. Einstein papa Wojtyla ebbe modo di annunciare di aver costituito una commissione di scienziati per lo studio del caso Galileo. Successivamente in occasione di una visita pastorale a Pisa (Lucca e Volterra) il 22 settembre del 1989, ebbe modo di rivolgersi alla comunità pisana con queste parole:

[…] Ma in questa città non solo l’arte ha trovato accoglienza privilegiata: tante altre espressioni dell’intelligenza e dell’ingegno umano hanno lasciato testimonianze singolari. Come non ricordare almeno il nome di quel grande, che qui ebbe i natali e da qui mosse i primi passi verso una fama imperitura? Galileo Galilei, dico, la cui opera scientifica, improvvisamente osteggiata agli inizi, è ora da tutti riconosciuta come una tappa essenziale nella metodologia della ricerca e, in generale, nel cammino verso la conoscenza del mondo della natura. […]

L’occasione ufficiale arrivò il 31 ottobre del 1992 quando trovandosi nuovamente di fronte ai partecipanti alla sessione plenaria della pontificia accademia della scienza ebbe modo di chiudere definitivamente la questione, Galileo tornava ad essere un legittimo figlio della chiesa cattolica. Riportiamo di seguito uno dei punti salienti del discorso che fa da sintesi e per chi volesse approfondire la questione, anche un link che rimanda al discorso integrale del papa.

[…] Galileo, che ha praticamente inventato il metodo sperimentale, aveva compreso, grazie alla sua intuizione di fisico geniale e appoggiandosi a diversi argomenti, perché mai soltanto il sole potesse avere funzione di centro del mondo, così come allora era conosciuto, cioè come sistema planetario.

L’errore dei teologi del tempo, nel sostenere la centralità della terra, fu quello di pensare che la nostra conoscenza della struttura del mondo fisico fosse, in certo qual modo, imposta dal senso letterale della S. Scrittura. Ma è doveroso ricordare la celebre sentenza attribuita a Baronio: “Spiritui Sancto mentem fuisse nos docere quomodo ad coelum eatur, non quomodo coelum gradiatur”. In realtà, la Scrittura non si occupa dei dettagli del mondo fisico, la cui conoscenza è affidata all’esperienza e ai ragionamenti umani. Esistono due campi del sapere, quello che ha la sua fonte nella Rivelazione e quello che la ragione può scoprire con le sole sue forze. A quest’ultimo appartengono le scienze sperimentali e la filosofia. La distinzione tra i due campi del sapere non deve essere intesa come una opposizione. I due settori non sono del tutto estranei l’uno all’altro, ma hanno punti di incontro. Le metodologie proprie di ciascuno permettono di mettere in evidenza aspetti diversi della realtà. […]

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1992/october/documents/hf_jp-ii_spe_19921031_accademia-scienze.html

gpII e g.galilei

Roberto Caione

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